Chi fa da sť...

22 giu. 2015

Inutile aspettarsi un guizzo di concretezza dai Sindaci del Cratere e soprattutto da quelli che siedono al tavolo di coordinamento delle aree omogenee.

Non battono un colpo, neanche a pagarli, sui punti critici delle procedure per la ricostruzione che quotidianamente gli vengono sottoposti.

Primo in testa il suo coordinatore che, pur essendo ingegnere, sembra ignorare la portata delle segnalazioni o le snobba con sufficienza.

Soggetti che invece ringalluzziscono quando occorre assicurare ad Invitalia e soprattutto al Censis che nella ripartizione delle risorse per la ricostruzione sia chiaramente indicata la quota da sottrarre per la "indispensabile" consulenza.

Inutile chiedere all'USRC, che dai Sindaci dipende, di intervenire con semplici correttivi su casi evidenti di disparità di trattamento e procedure che ignorano e calpestano i fondamentali del diritto di proprietà.

Con questi interlocutori il terremotato, quello vero, è costretto al fai da te ed è indotto a rivolgersi direttamente ai vertici del governo facendo ciò che, chi deputato a fare, si guarda bene dal fare.

I presidenti "fai da te", prendendo l'iniziativa, propongono l'inserimento dei seguenti due commi all'art. 11 di quel bacato Decreto Legge Enti Locali da poco in vigore e che va rapidamente corretto:

a) Le cantine/cavità pertinenza esclusiva dell'abitazione sono da computare come SLC dell'aggregato, quale superficie non residenziale, anche qualora la loro estensione fuoriesca dalla proiezione in pianta del fabbricato soprastante.

b) Qualora l'aggregato, o porzione di esso, vada obbligatoriamente abbattuto e ricostruito, i costi per la demolizione, lo smaltimento delle macerie, il recupero ed il ripristino degli eventuali elementi di pregio, vanno sommati al contributo occorrente per la ricostruzione.

Se i Sindaci hanno argomentazioni utili per convincere che tali modifiche non sono necessarie si facciano avanti così da consentire agli umili presidenti di consorzio di comprendere la logica che giustifica tanta indifferenza.

 

Walter Salvatore